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La Curva Nord ha ricevuto
via mail il seguente articolo pubblicato sul sito dei Boys Parma
e sicura della "comprensione" da parte degli autori data
l'importanza dei contenuti, ha deciso di permettersi di
riportarne il testo integralmente.
SANGUE ED IPOCRISIA
Venerdì sera 2 febbraio, a Catania, un agente di Polizia è
rimasto ucciso durante gli scontri a margine di Catania-Palermo.
La morte di una persona è un fatto irreparabile, che ferisce
tutti gli uomini di cuore e di buonsenso. Ma gli uomini di
buonsenso non sopportano l'ipocrisia, che puzza più della morte.
Il dolore è di chi piange il proprio caro, agli altri spetta un
rispettoso silenzio. Ma certe persone non si fermano neppure
dinnanzi al più nefasto degli accadimenti. E parlano, parlano,
per cercare di trarre qualche vantaggio da una tragedia. Anche
questo è un crimine (per lo meno morale), si chiama:
sciacallaggio.
Parla l'ex ministro Pisanu. Parla di giustizia, lui, che
chiedeva aiuti fraudolenti a Moggi. E parla di privatizzare gli
stadi, perché è un affare di miliardi. Grazie ai suoi decreti,
si può ora dotarli di qualsiasi struttura commerciale.
Parlano il presidente del consiglio e il ministro dello sport.
Parlano di decisioni drastiche contro un crimine, loro, gli
artefici dell'indulto, quelli che garantiscono impunità ai
terroristi sfuggiti alla legge.
Parla il ministro della giustizia. Definisce gli Ultras (milioni
di persone totalmente estranee ai fatti) un cancro e dice di
voler salvare il calcio. Vuole salvare il calcio, lui, un ex Dc,
ex ministro della destra e attuale ministro della sinistra,
fautore dell'indulto e strenuo difensore dei corrotti di
calciopoli (che voleva tutti amnistiati).
Parla il presidente del Catania. Parla di ricatti, lui, che
aveva "minacciato" di non presentare la squadra se lo Stato non
avesse acconsentito a far svolgere Catania-Palermo alle 18 di
venerdì (così com'è stato).
Parlano i giornalisti, quelli che hanno coperto calciopoli 2006
e tutte le nefandezze operate per insabbiarlo; quelli rimasti in
silenzio quando Paolo di Brescia veniva spedito in coma, o
quando veniva ucciso Federico Aldovrandi, o quando un tifoso del
Napoli finiva in coma per un lacrimogeno sparato ad altezza
uomo.
Filippo Raciti, ispettore capo di 38 anni con una moglie e due
figli, non doveva essere ucciso; così come non doveva esserlo
Federico, un ragazzo di soli 18 anni. Entrambi meritano
giustizia; tutti la meritano. Ma la giustizia, per essere
giusta, deve fondarsi su di una legge uguale per tutti (e non
solo in teoria). Chi enfatizza certi fatti e ne omette altri,
chi colpisce talune categorie e ne amnistia arbitrariamente
altre, non fa giustizia.
Sono state varate tante leggi speciali in merito alla "violenza
negli stadi", alcune palesemente anti-costituzionali. Eppure non
sono servite, perché erano profondamente sbagliate. Hanno
colpito ingiustamente Ultras e tifosi, hanno criminalizzato chi
affronta un altro uomo, con coraggio e lealtà, secondo un
preciso codice d'onore. Ed ecco, è rimasta proprio la violenza,
quella che va oltre il pugno e arriva alla tragedia. Telecamere
e biglietti nominali possono aver spostato il problema fuori dai
cancelli, ma niente di più. Una cultura non si cambia spiando le
persone.
Ogni giorno si commettono omicidi, stragi e stupri in tutto il
Paese. In Sicilia (la regione di Catania) si verifica in media
più di un omicidio alla settimana. Ma lo stadio è uno dei posti
più sicuri del Paese. Possono esserci alcune scazzottate tra
giovani ma i fatti di sangue sono estremamente rari. In Italia
si viene uccisi prevalentemente in famiglia (al primo posto),
oppure dalla mafia o dalla criminalità comune; questo dicono le
statistiche. Dicono che il nucleo alla base della nostra
società, la famiglia, ha gli elementi sempre più instabili e in
conflitto (si uccidono), e che le organizzazioni criminali
dettano la loro legge in buona parte del Paese. Quisquiglie? Per
questo Stato sembra di sì, perché le leggi speciali le adotta
solo contro Ultras e tifosi.
Domenica 28 gennaio a Luzzi (Calabria), il dirigente di una
società calcistica è rimasto ucciso a causa delle percosse
subite in una rissa, scoppiata al termine di
Cancellese-Sammartinese di Terza Categoria. Due giocatori sono
stati indagati per tale omicidio. Ma non saranno varate leggi
speciali per i calciatori.
Noi chiediamo giustizia e verità, per tutti. Giustizia e verità
anche per Filippo Raciti. Chiediamo che chi ha sbagliato paghi
(sempre) e comunque (senza privilegi per nessuno). Chiediamo
siano accertate le responsabilità di tutti. Di chi ha ucciso,
innanzitutto. Ma anche di ha gestito l'ordine pubblico, di chi
ha fatto svolgere una partita a rischio alle 18, di chi ha fatto
perdere metà partita ai palermitani (strategia del sopruso che
serve solo a surriscaldare gli animi).
Volere la verità in un Paese abituato alla menzogna è un
desiderio rivoluzionario. Volere la verità, qualunque essa sia,
è un desiderio inusitato. Anche per questo siamo Ultras.
La Curva Nord Milano intende esprimere la propria sincera
ammirazione per la capacità dimostrata di sintetizzare un
pensiero che siamo sicuri sarà ampiamente condiviso non solo
negli ambiti Ultras.
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